Dimenticare Mozart
Sapevo, per esserci già stato, che nel villaggio austriaco di Schielfward è conservato un organetto di barberia, che si dice sia il primo strumento musicale che il famoso compositore salisburghese W. A. Mozart abbia mai suonato.
Non ricordavo che grosso modo dove fosse la casa (una taverna, per la verità) in cui è custodito l'organetto, e così, appena sceso dal vecchio autobus di legno (mezzi decrepiti che in quel tempo facevano da collegamento tra un villaggio e l'altro, lungo una rete stradale assai malmessa, strade di fango con buche che potevano raggiungere svariati metri di profondità, e che durante le piogge - l'Austria in quel tempo era un paese tropicale, governato da un'oligarchia di indigeni emigrati dall'Amazzonia, delicati e ferocissimi - potevano diventare pericolosissime; relitti, più che autobus, alcuni ricavati dagli scafi di vecchi barconi per il trasporto merci lungo il Danubio - il che tornava molto utile durante le piogge, quando tutta l'Austria non era che un immenso Danubio color fango, sopra il quale spadroneggiava la P.A.A. (Polizia AustroAmazzonica) con le sue canoe sottili e quasi invisibili e le sue frecce velenose - ogni giorno un aereo partiva per l'Amazzonia per raccogliere il veleno, un cocktail tossico a base di essenze vegetali e insetti essiccati e sbriciolati) mi diressi verso la piazza centrale del villaggio, camminando, come vuole il poeta, "con lento passo".
Non riuscivo ad orientarmi, ma sapevo di dover stare molto in guardia nel chiedere informazioni: era in atto una guerra civile, e i ribelli potevano trovarsi, praticamente, dietro ogni finestra; la P.A.A. si dava da fare per stanarli, ma le tecniche di spionaggio e di infiltrazione erano estremamente obsolete (recentemente avevano sperimentato, con un certo successo, esche di cibo avvelenato). Proprio a causa dei metodi grossolani della P.A.A., il mio aspetto di turista (e di fatto ero davvero un turista) poteva riuscire sospetto ai ribelli: potevo essere una spia, in cerca di informazioni da carpire fingendomi ignorante nella lingua tedesca e nella lingua franca amazzonica (e di fatto non conosco quelle lingue).
Capii di essere sotto osservazione quando un ragazzino, sbucando da un portone incredibilmente lercio, mi allungò una cartina del villaggio di Schielfward, o meglio, una mappa della metropolitana di Schielfward.
Gli abitanti di Schielfward, durante una rivolta della classe artigiana nell'alto medioevo, costruirono una rete di corte gallerie che ancora oggi collegano una casa all'altra, una stanza all'altra, e a volte persino un posto a tavola all'altro. Per esempio, ho potuto vedere poltrone dotate di un meccanismo che le fa piegare su se stesse, in modo tale che chi è seduto sulla poltrona si trasferisce in maniera apparentemente inspiegabile dalla poltrona al posto, poniamo, accanto alla sposa durante un matrimonio, trovandosi immediatamente in grado, poniamo, di rapire la sposa e in seguito ricattare la famiglia; i cunicoli possono essere usati anche come arma: rovistando in un armadio o in un cassetto, ad esempio, a Schielfward un ignaro rischia seriamente di cadere in una pericolosa trappola burocratica; in poche parole, nel caso che quel cassetto o quell'armadio siano una delle fermate della metropolitana di Schielfward, accadrà che, credendo di rovistare nel proprio cassetto, egli di fatto si ritrovi a perquisire la cassaforte del proprio vicino, o persino a frugare nelle di lui tasche (poiché le fermate della metropolitana di Schielfward sono state dislocate - non si dimentichi che la metropolitana fu realizzata nell'alto medioevo - in maniera spavaldamente dissennata, e alcuni cunicoli sbucano davvero in una tasca); in questo modo il padrone della cassaforte o della tasca (naturalmente spalleggiato dalla P.A.A.) avrà buon gioco a sporgere denuncia per furto, e chi conosce lo stato del sistema legale sotto il cosiddetto secondo impero austroamazzonico, sa che un processo a Schielfward equivarrebbe poco meno che a un inferno; la circostanza che tutti, compresi i giudici, conoscano l'esistenza della metropolitana di Schielfward, non farà che costituire un'aggravante: proprio il fatto che l'esistenza dei cunicoli sia notoria, rende ogni utilizzo illegale dei cunicoli un'aperta violazione del codice. Anzi, la cosa peggiore da dire, qualora si finisca in un processo del genere, è proprio: "Non sapevo nulla della metropolitana di Schielfward", frase che viene presa come un doppio insulto: sia al buonsenso degli inquirenti, che al loro orgoglio campanilista.
La mappa che il bambino mi aveva consegnato era, naturalmente, una mappa criptata, in cui le fermate della metropolitana erano state ricombinate e mescolate secondo un metodo di associazione onirica. Si trattava, evidentemente, di una prova: ma qual era il suo significato? e cosa avrei dovuto fare per superarla? gli indigeni mi passavano accanto senza guardarmi, ostentando il più completo disinteresse.
La passeggiata nel quartiere degli organetti di barberia è senz'altro un'esperienza irrinunciabile per chi visita per la prima volta Schielfward. Ci sono due principali fabbriche di organetti: una gestita prevalentemente da austriaci, l'altra da una tribù amazzonica; la fabbrica amazzonica si occupa più che altro di disturbare la fabbrica austriaca, e di cercare di carpire il segreto del funzionamento dell'organetto di barberia, che, nel sistema di pensiero amazzonico, viene considerato una creatura semivivente (esistono anche alcune leggende in cui l'organetto è Quahtlotl, una specie di incrocio tra un pappagallo e una pianta carnivora).
Tutt'e due le fabbriche lasciano i loro operai a lavorare a casa, ciascuno incaricato della fabbricazione di un pezzo dell'organetto o, nel caso di un operaio amazzonico, dell'esecuzione di un rito o di un sacrificio, durante il quale gli organetti vengono messi a bruciare su tozzi altari di pietra lavica, o fatti a pezzi con asce rituali; in questo modo, l'intero quartiere degli organetti di barberia è attraversato dalla sinfonia discorde ma affascinante prodotta da queste due squadre di operai. Da una finestra all'altra, si sentono fischiare le corte canne degli organetti, cigolare gli ingranaggi, recitare formule magiche, cadere ritmici colpi d'ascia o di martello tra i quali un orecchio allenato riesce a distinguere quelli che costruiscono e quelli che sacrificano. Tutto il quartiere è coperto da una nube grigiastra che ha il profumo degli organetti che bruciano sugli altari. I suoni striduli delle canne (che l'operaio o il sacerdote provano fischiandoci dentro) danno l'impressione, a chi li senta, di trovarsi dentro una foresta meccanica, e ogni tanto, in quel frastuono, sembra, per poco, di riconoscere una melodia.
Svenni.
Quando mi ripresi, ero nella stazione di polizia di Schielfward; davanti a me stava il commissario in uniforme che, dopo aver ascoltato la mia storia, mi restituì il mio passaporto (notai che avevano scarabocchiato la mia fotografia con disegni osceni), invitandomi con un gesto a lasciare al più presto il paese, e a dimenticare Mozart.
Non ricordavo che grosso modo dove fosse la casa (una taverna, per la verità) in cui è custodito l'organetto, e così, appena sceso dal vecchio autobus di legno (mezzi decrepiti che in quel tempo facevano da collegamento tra un villaggio e l'altro, lungo una rete stradale assai malmessa, strade di fango con buche che potevano raggiungere svariati metri di profondità, e che durante le piogge - l'Austria in quel tempo era un paese tropicale, governato da un'oligarchia di indigeni emigrati dall'Amazzonia, delicati e ferocissimi - potevano diventare pericolosissime; relitti, più che autobus, alcuni ricavati dagli scafi di vecchi barconi per il trasporto merci lungo il Danubio - il che tornava molto utile durante le piogge, quando tutta l'Austria non era che un immenso Danubio color fango, sopra il quale spadroneggiava la P.A.A. (Polizia AustroAmazzonica) con le sue canoe sottili e quasi invisibili e le sue frecce velenose - ogni giorno un aereo partiva per l'Amazzonia per raccogliere il veleno, un cocktail tossico a base di essenze vegetali e insetti essiccati e sbriciolati) mi diressi verso la piazza centrale del villaggio, camminando, come vuole il poeta, "con lento passo".
Non riuscivo ad orientarmi, ma sapevo di dover stare molto in guardia nel chiedere informazioni: era in atto una guerra civile, e i ribelli potevano trovarsi, praticamente, dietro ogni finestra; la P.A.A. si dava da fare per stanarli, ma le tecniche di spionaggio e di infiltrazione erano estremamente obsolete (recentemente avevano sperimentato, con un certo successo, esche di cibo avvelenato). Proprio a causa dei metodi grossolani della P.A.A., il mio aspetto di turista (e di fatto ero davvero un turista) poteva riuscire sospetto ai ribelli: potevo essere una spia, in cerca di informazioni da carpire fingendomi ignorante nella lingua tedesca e nella lingua franca amazzonica (e di fatto non conosco quelle lingue).
Capii di essere sotto osservazione quando un ragazzino, sbucando da un portone incredibilmente lercio, mi allungò una cartina del villaggio di Schielfward, o meglio, una mappa della metropolitana di Schielfward.
Gli abitanti di Schielfward, durante una rivolta della classe artigiana nell'alto medioevo, costruirono una rete di corte gallerie che ancora oggi collegano una casa all'altra, una stanza all'altra, e a volte persino un posto a tavola all'altro. Per esempio, ho potuto vedere poltrone dotate di un meccanismo che le fa piegare su se stesse, in modo tale che chi è seduto sulla poltrona si trasferisce in maniera apparentemente inspiegabile dalla poltrona al posto, poniamo, accanto alla sposa durante un matrimonio, trovandosi immediatamente in grado, poniamo, di rapire la sposa e in seguito ricattare la famiglia; i cunicoli possono essere usati anche come arma: rovistando in un armadio o in un cassetto, ad esempio, a Schielfward un ignaro rischia seriamente di cadere in una pericolosa trappola burocratica; in poche parole, nel caso che quel cassetto o quell'armadio siano una delle fermate della metropolitana di Schielfward, accadrà che, credendo di rovistare nel proprio cassetto, egli di fatto si ritrovi a perquisire la cassaforte del proprio vicino, o persino a frugare nelle di lui tasche (poiché le fermate della metropolitana di Schielfward sono state dislocate - non si dimentichi che la metropolitana fu realizzata nell'alto medioevo - in maniera spavaldamente dissennata, e alcuni cunicoli sbucano davvero in una tasca); in questo modo il padrone della cassaforte o della tasca (naturalmente spalleggiato dalla P.A.A.) avrà buon gioco a sporgere denuncia per furto, e chi conosce lo stato del sistema legale sotto il cosiddetto secondo impero austroamazzonico, sa che un processo a Schielfward equivarrebbe poco meno che a un inferno; la circostanza che tutti, compresi i giudici, conoscano l'esistenza della metropolitana di Schielfward, non farà che costituire un'aggravante: proprio il fatto che l'esistenza dei cunicoli sia notoria, rende ogni utilizzo illegale dei cunicoli un'aperta violazione del codice. Anzi, la cosa peggiore da dire, qualora si finisca in un processo del genere, è proprio: "Non sapevo nulla della metropolitana di Schielfward", frase che viene presa come un doppio insulto: sia al buonsenso degli inquirenti, che al loro orgoglio campanilista.
La mappa che il bambino mi aveva consegnato era, naturalmente, una mappa criptata, in cui le fermate della metropolitana erano state ricombinate e mescolate secondo un metodo di associazione onirica. Si trattava, evidentemente, di una prova: ma qual era il suo significato? e cosa avrei dovuto fare per superarla? gli indigeni mi passavano accanto senza guardarmi, ostentando il più completo disinteresse.
La passeggiata nel quartiere degli organetti di barberia è senz'altro un'esperienza irrinunciabile per chi visita per la prima volta Schielfward. Ci sono due principali fabbriche di organetti: una gestita prevalentemente da austriaci, l'altra da una tribù amazzonica; la fabbrica amazzonica si occupa più che altro di disturbare la fabbrica austriaca, e di cercare di carpire il segreto del funzionamento dell'organetto di barberia, che, nel sistema di pensiero amazzonico, viene considerato una creatura semivivente (esistono anche alcune leggende in cui l'organetto è Quahtlotl, una specie di incrocio tra un pappagallo e una pianta carnivora).
Tutt'e due le fabbriche lasciano i loro operai a lavorare a casa, ciascuno incaricato della fabbricazione di un pezzo dell'organetto o, nel caso di un operaio amazzonico, dell'esecuzione di un rito o di un sacrificio, durante il quale gli organetti vengono messi a bruciare su tozzi altari di pietra lavica, o fatti a pezzi con asce rituali; in questo modo, l'intero quartiere degli organetti di barberia è attraversato dalla sinfonia discorde ma affascinante prodotta da queste due squadre di operai. Da una finestra all'altra, si sentono fischiare le corte canne degli organetti, cigolare gli ingranaggi, recitare formule magiche, cadere ritmici colpi d'ascia o di martello tra i quali un orecchio allenato riesce a distinguere quelli che costruiscono e quelli che sacrificano. Tutto il quartiere è coperto da una nube grigiastra che ha il profumo degli organetti che bruciano sugli altari. I suoni striduli delle canne (che l'operaio o il sacerdote provano fischiandoci dentro) danno l'impressione, a chi li senta, di trovarsi dentro una foresta meccanica, e ogni tanto, in quel frastuono, sembra, per poco, di riconoscere una melodia.
Svenni.
Quando mi ripresi, ero nella stazione di polizia di Schielfward; davanti a me stava il commissario in uniforme che, dopo aver ascoltato la mia storia, mi restituì il mio passaporto (notai che avevano scarabocchiato la mia fotografia con disegni osceni), invitandomi con un gesto a lasciare al più presto il paese, e a dimenticare Mozart.