Rabu, Juli 30

Dimenticare Mozart

Sapevo, per esserci già stato, che nel villaggio austriaco di Schielfward è conservato un organetto di barberia, che si dice sia il primo strumento musicale che il famoso compositore salisburghese W. A. Mozart abbia mai suonato.
Non ricordavo che grosso modo dove fosse la casa (una taverna, per la verità) in cui è custodito l'organetto, e così, appena sceso dal vecchio autobus di legno (mezzi decrepiti che in quel tempo facevano da collegamento tra un villaggio e l'altro, lungo una rete stradale assai malmessa, strade di fango con buche che potevano raggiungere svariati metri di profondità, e che durante le piogge - l'Austria in quel tempo era un paese tropicale, governato da un'oligarchia di indigeni emigrati dall'Amazzonia, delicati e ferocissimi - potevano diventare pericolosissime; relitti, più che autobus, alcuni ricavati dagli scafi di vecchi barconi per il trasporto merci lungo il Danubio - il che tornava molto utile durante le piogge, quando tutta l'Austria non era che un immenso Danubio color fango, sopra il quale spadroneggiava la P.A.A. (Polizia AustroAmazzonica) con le sue canoe sottili e quasi invisibili e le sue frecce velenose - ogni giorno un aereo partiva per l'Amazzonia per raccogliere il veleno, un cocktail tossico a base di essenze vegetali e insetti essiccati e sbriciolati) mi diressi verso la piazza centrale del villaggio, camminando, come vuole il poeta, "con lento passo".
Non riuscivo ad orientarmi, ma sapevo di dover stare molto in guardia nel chiedere informazioni: era in atto una guerra civile, e i ribelli potevano trovarsi, praticamente, dietro ogni finestra; la P.A.A. si dava da fare per stanarli, ma le tecniche di spionaggio e di infiltrazione erano estremamente obsolete (recentemente avevano sperimentato, con un certo successo, esche di cibo avvelenato). Proprio a causa dei metodi grossolani della P.A.A., il mio aspetto di turista (e di fatto ero davvero un turista) poteva riuscire sospetto ai ribelli: potevo essere una spia, in cerca di informazioni da carpire fingendomi ignorante nella lingua tedesca e nella lingua franca amazzonica (e di fatto non conosco quelle lingue).
Capii di essere sotto osservazione quando un ragazzino, sbucando da un portone incredibilmente lercio, mi allungò una cartina del villaggio di Schielfward, o meglio, una mappa della metropolitana di Schielfward.

Gli abitanti di Schielfward, durante una rivolta della classe artigiana nell'alto medioevo, costruirono una rete di corte gallerie che ancora oggi collegano una casa all'altra, una stanza all'altra, e a volte persino un posto a tavola all'altro. Per esempio, ho potuto vedere poltrone dotate di un meccanismo che le fa piegare su se stesse, in modo tale che chi è seduto sulla poltrona si trasferisce in maniera apparentemente inspiegabile dalla poltrona al posto, poniamo, accanto alla sposa durante un matrimonio, trovandosi immediatamente in grado, poniamo, di rapire la sposa e in seguito ricattare la famiglia; i cunicoli possono essere usati anche come arma: rovistando in un armadio o in un cassetto, ad esempio, a Schielfward un ignaro rischia seriamente di cadere in una pericolosa trappola burocratica; in poche parole, nel caso che quel cassetto o quell'armadio siano una delle fermate della metropolitana di Schielfward, accadrà che, credendo di rovistare nel proprio cassetto, egli di fatto si ritrovi a perquisire la cassaforte del proprio vicino, o persino a frugare nelle di lui tasche (poiché le fermate della metropolitana di Schielfward sono state dislocate - non si dimentichi che la metropolitana fu realizzata nell'alto medioevo - in maniera spavaldamente dissennata, e alcuni cunicoli sbucano davvero in una tasca); in questo modo il padrone della cassaforte o della tasca (naturalmente spalleggiato dalla P.A.A.) avrà buon gioco a sporgere denuncia per furto, e chi conosce lo stato del sistema legale sotto il cosiddetto secondo impero austroamazzonico, sa che un processo a Schielfward equivarrebbe poco meno che a un inferno; la circostanza che tutti, compresi i giudici, conoscano l'esistenza della metropolitana di Schielfward, non farà che costituire un'aggravante: proprio il fatto che l'esistenza dei cunicoli sia notoria, rende ogni utilizzo illegale dei cunicoli un'aperta violazione del codice. Anzi, la cosa peggiore da dire, qualora si finisca in un processo del genere, è proprio: "Non sapevo nulla della metropolitana di Schielfward", frase che viene presa come un doppio insulto: sia al buonsenso degli inquirenti, che al loro orgoglio campanilista.
La mappa che il bambino mi aveva consegnato era, naturalmente, una mappa criptata, in cui le fermate della metropolitana erano state ricombinate e mescolate secondo un metodo di associazione onirica. Si trattava, evidentemente, di una prova: ma qual era il suo significato? e cosa avrei dovuto fare per superarla? gli indigeni mi passavano accanto senza guardarmi, ostentando il più completo disinteresse.

La passeggiata nel quartiere degli organetti di barberia è senz'altro un'esperienza irrinunciabile per chi visita per la prima volta Schielfward. Ci sono due principali fabbriche di organetti: una gestita prevalentemente da austriaci, l'altra da una tribù amazzonica; la fabbrica amazzonica si occupa più che altro di disturbare la fabbrica austriaca, e di cercare di carpire il segreto del funzionamento dell'organetto di barberia, che, nel sistema di pensiero amazzonico, viene considerato una creatura semivivente (esistono anche alcune leggende in cui l'organetto è Quahtlotl, una specie di incrocio tra un pappagallo e una pianta carnivora).
Tutt'e due le fabbriche lasciano i loro operai a lavorare a casa, ciascuno incaricato della fabbricazione di un pezzo dell'organetto o, nel caso di un operaio amazzonico, dell'esecuzione di un rito o di un sacrificio, durante il quale gli organetti vengono messi a bruciare su tozzi altari di pietra lavica, o fatti a pezzi con asce rituali; in questo modo, l'intero quartiere degli organetti di barberia è attraversato dalla sinfonia discorde ma affascinante prodotta da queste due squadre di operai. Da una finestra all'altra, si sentono fischiare le corte canne degli organetti, cigolare gli ingranaggi, recitare formule magiche, cadere ritmici colpi d'ascia o di martello tra i quali un orecchio allenato riesce a distinguere quelli che costruiscono e quelli che sacrificano. Tutto il quartiere è coperto da una nube grigiastra che ha il profumo degli organetti che bruciano sugli altari. I suoni striduli delle canne (che l'operaio o il sacerdote provano fischiandoci dentro) danno l'impressione, a chi li senta, di trovarsi dentro una foresta meccanica, e ogni tanto, in quel frastuono, sembra, per poco, di riconoscere una melodia.
Svenni.

Quando mi ripresi, ero nella stazione di polizia di Schielfward; davanti a me stava il commissario in uniforme che, dopo aver ascoltato la mia storia, mi restituì il mio passaporto (notai che avevano scarabocchiato la mia fotografia con disegni osceni), invitandomi con un gesto a lasciare al più presto il paese, e a dimenticare Mozart.

Jumat, Juli 25

Macabre

Non fosse per il fiore giallo infilato tra i capelli che sfarfalla al vento, la diresti morta. Una delle gambe penzola dalla barca ribaltata, e la punta dei piedi sfiora la sabbia incandescente come se fosse uno specchio d'acqua. Sta guardando, se qualcosa guarda, il mare.

L'acrobata arriva sulla spiaggia venendo dalla strada; lei gira la testa verso di lui proprio quando l'acrobata sta per chiamarla, come se il cranio fosse stato girato dal vento. Sorpreso, l'acrobata si tira indietro, fa un agile inchino e poi inizia il suo gioco.

Forse non è un'acrobata, anche se il suo modo di camminare, quasi senza toccare la terra, e il taglio della sua schiena e delle sue braccia dicono il contrario. Non indossa che un corto costume, come un qualunque bagnante. Ha con sé una minuscola chitarra hawaiiana, e facendo corti passi di danza inizia a cantare una canzone stridula e dolcissima. La sua voce e il suono della chitarra, tanto soffia il vento, si sentono a malapena. Sempre adagiata sul tronco, lei sembra quasi sul punto di prendere il volo, rapita dalle raffiche. Dopotutto, forse lui è solo un musicista; l'ultima parte della canzone è in ginocchio davanti a lei, continuando solo a cantare (ha abbandonato la chitarra nella sabbia) verso di lei, con aria appassionata e insieme umoristica, priva di inganno.

Poi allunga una mano e le sfiora una caviglia, come per farle indossare un braccialetto invisibile. Sì, è un acrobata; fa un gesto irresistibile con la mano, e lei solleva un piede di scatto; colpito da quel calcio velocissimo e leggero, lui fa una lieve capriola che lo porta ancor più vicino a lei, come se con quel calcio lei in realtà avesse voluto chiamarlo. Le prende le mani, e inizia a farla ballare sulla sabbia. Anche se nessuno sta suonando, sembra di sentire la musica; forse è il vento che soffia dentro la chitarra abbandonata, come il mare in una conchiglia. Nonostante il ritmo dei movimenti, non è una vera danza, quanto piuttosto una specie di combattimento; lei è preda dei gesti di lui, che la solleva, la lancia in aria perfino, e non le permette mai di toccare terra; le giravolte si fanno sempre più pericolose e veloci, la testa di lei sfiora più volte la sabbia; i grassi gabbiani scappano infastiditi, gracchiando, verso l'acqua, e da lì osservano la scena con aria ottusa e crudele; insensibilmente, la rotazione dell'acrobata si riduce a un lento dondolare, e la lotta si trasforma in un abbraccio.

Restano così abbracciati per un poco, fino a che, a una nuova soprannaturale raffica di vento, una delle corde della minuscola chitarra salta con un suono secco, come un nervo spezzato. A quel punto la gente inizia ad applaudire; il clou dello spettacolo arriva ora: con un gesto del braccio, l'acrobata abbandona il corpo di lei, che cade frantumandosi in una serie di corde, assicelle, bandiere, biglie colorate. Molti degli spettatori lanciano un grido di meraviglia; non manca chi pensa che tra i due danzatori quello che ha dimostrato di possedere la tecnica migliore non sia stato l'acrobata, ma la marionetta.

Jumat, Juli 18

Inferno 8

untuk arimane
Si sveglia di soprassalto, spaventato da un incubo atroce. Si stropiccia gli occhi, si palpa il viso e il corpo, stringe le coperte, pian piano si rassicura di aver solo sognato. Il sollievo, però, diventa rapidamente aspro sconcerto quando alza gli occhi e vede le file di letti di ferro, su ciascuno dei quali è seduta una persona afflitta. Quando si rende conto che il dormitorio è ancora lì, e di esserne realmente prigioniero, inizia a piangere, a tenersi lo stomaco, a mordersi a sangue il dorso della mano; dagli altri letti, i lamenti raggiungono un'intensità tanto spaventosa che, nuovamente, si sveglia di soprassalto: anche quel dormitorio non era che un sogno.
Allora, dopo essersi rassicurato, l'ospite alza gli occhi e, dietro un velo di lacrime, vede i sudici letti di ferro uguali a quello cui è incatenato, e facce in cui gli sembra di riconoscere il proprio medesimo tormento.

Minggu, Juli 13

Un grottesco

Cara mamma,
Stamane mi è caduta la testa nel minestrone.
La prima cosa che ho pensato è stata: "Qualche cretino deve aver buttato delle fette di carota in piscina": certo dovevo essere ancora sotto shock per l'incidente, per non rendermi cotno di essrere in un petnolone invece che in una vasca; a ciò si aggungia il fatto che non è afftato falice ebituarsi ad avere le dimesnioni di una testa. Mi sentvio compleatmente avvolto dll'acuqa.
Ho crecato di attirare l'attenzione del mio corpo: impssoibile: ero a afccia in giù (ma tatno non mi poteva vedere), e non potveo muovrmi; ptoevo solo aprire e chiudere la bocca, come un pesce. Cmonuque il minstreone è venuto ottmio, anhe se la cpiolla mi fa lacrimare.
Fortuatanemte, non ho ancroa emsso il sale.

(Nel pentolone, senza l'impaccio del mio corpo (lo vedo attraverso l'acqua del minestrone, in piedi accanto ai fornelli, che muove le braccia come se stesse nuotando; crede di essere in acqua insieme a me, poveretto), rotolo come un pescepalla, sono felice. Vedo sirene, cattedrali marine, gallerie e cunicoli (ma sono troppo stretti perché la mia testa possa rotolarci dentro), marchingegni disancorati che vanno alla deriva, una squadra di ingegneri lillipuziani che si fa strada tra le patate e i chicchi di riso, cercando di prendere le misure del pentolone, capanne orientali col tetto sfasciato (dai buchi piove minestrone freddo; gli abitanti delle capanne vengono da me a lamentarsi; io cerco di balbettare delle scuse, ma vengono fuori solo smorfie afone), pianeti, panorami, battaglie. Le sirene, chi l'avrebbe creduto, sono molto piccole e viscide, come lumachine o sanguisughe; mi scendono sulle palpebre e mi stampano baci contro le pupille, e mi entrano nel naso (tanto senza polmoni non mi serve respirare); il loro argomento di conversazione favorito è la teologia, o meglio, dato che sono incredibilmente bigotte, il catechismo. Apro e chiudo la bocca e dico "Mamma", rotolo come un pescepalla; forse è tipico dei pescepalla chiamare la mamma e vedere le cose che vedo. Dev'essere così, perché l'ultima persona a cui chiedere aiuto in situazioni come questa è proprio mia madre.)

Alla fine, mi sono adagitao sul fodno della pentola; era come quando ero bambnio, e così per gioco ho provato a chiamare "Mamma"; niente suoni, ma ho sputao fuori dlle bolle d'aria (ho forse le sptuavano le sriene che ho in bocca? ho forse ho stputao sriene?). E allora ho penstao di svrcierti una elttera: con un poca concetranzione ho etrato in conttato con il corpo, elo fattto sepgnere il gaz e e e e lo madnato aaaaaaaaaaaaaaaaaa e ti svcriverti pre chdiere agiuto, ma è dfficle e nno so se vreamente kjevoiunb owohwowefroviun èoimwe rop òl,sdvlmk pojbplkm qpjn wponwefokj piwnew p pkjwefvkjn pokwergpoi pkmfewvlpkmdwvkojnweorkgjn powefplkm pokmwpknwbpij òladkfg poi ao aerg bèpo rth poas d.-n.,m srethoie r,lmzxc. iquhfoqoq o lergi oliweurf oiubefgbo oiubwo oweroiuybweoiub oi weviu 24h24gh oiu 4g9h249h h4g0923409y23409823t87 h90g82'9g8u9'4g8u98 98 'g '45g2'4g 4g eopih weghwe ghwepihg wepi gphg 2p3iv2g oir2g2hg 94 i24ug 24uhg 045gh 9hg 9428 4g 948g 94g pobndfklwdj vlkwbdc jkercegcviurgehncvioruehglkwjehgfrugho4y g9485y98457t094587694058674903567348 9 8 67 95867 4905867 3940 '96 ' 45'96 456 29 6mmaamm98 3298 y 349586 72 54267 59 823756 8273 2 026 29067 205 40568 0567 06 20 35202376 26 6 i 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3

Sabtu, Juli 12

Children's corner

Guarda che fiorelin,
Vn fiorelin d'odore.
***
Di tre galline, la prima era la più intelligente, la seconda aveva le gambe più belle, la terza aveva il becco d’oro. Ogni giorno le tre galline entravano in lite, poiché ciascuna voleva essere la regina del pollaio: ma i loro meriti erano uguali tra loro. Il re del pollaio, stanco di quel baccano, ordinò che ognuna dimostrasse il proprio valore facendo un uovo che fosse degno della regina.
La gallina con le gambe più belle fece un uovo minuscolo e perfetto. La gallina con il becco d’oro fece un uovo enorme e bianco e pieno di denti. La gallina intelligente fece un uovo quadrato. Ed il re, dopo aver lungo tempo riflettuto, le incoronò regine tutt’e tre.
***
Ed hanno sospeso sopra di loro un colore che chiamano “cielo”: offre uno spettacolo immenso, lentissimo nelle trasformazioni. A vedersi, sembra una superficie che s’inarca a mezza sfera sul piano del mondo, e che si può raggiungere e toccare, salendo in verticale o camminando fino a dove essa s’incurvi sottoterra o sott’acqua.
(In realtà, il “cielo” è un volume liquido e gigante senza fine, e il “mondo” è una sfera pesantissima che non cade mai (che cade sempre).)
***
Mi mostrano, di dentro una baracca, uscire un giovane cavallino lipizzano, non ancora bianco. Lo raggiunge un asino. Le due bestie hanno il pelo dello stesso colore, ma la schiena dell’asino ha un disegno nero, una linea nera di pelo che percorre la spina dorsale e si biforca sulle spalle, simile alla cucitura che tiene insieme i pupazzi.
***
Una principessa, volendosi sposare, radunò gli uomini suoi sudditi, cercando il più forte, che fosse degno della più bella. Dopo molte prove di forza, erano rimasti tre aspiranti mariti, e la principessa ordinò che ciascuno di loro dimostrasse il proprio valore spaccando una minuscola nocciola.
Il primo spaccò la sua nocciola stringendola con eleganza fra il dito indice e il dito pollice della mano sinistra. Il secondo spaccò la sua nocciola sistemandola nell’incavo del gomito sinistro, e piegando con lentezza il braccio sinistro in due. Il terzo spaccò la sua nocciola con uno spaccanoci normale. E la principessa sposò il secondo dei rimasti.
***
Svita in due la caffettiera, e smonta in due la parte di sotto. Il recipiente basso, riempilo d’acqua fino a raggiungere la valvola; poi, rimetti nel recipiente quel pezzo, che sembra un imbuto incollato ad un setaccio. Con un cucchiaino, riempi di caffè il setaccio, poi rimonta e riavvita la caffettiera, mettila sopra il fuoco e aspetta.
L’acqua percorrerà l’imbuto e il setaccio al contrario di come farebbe, e cioè salirà, e quando traboccherà nel recipiente alto, sarà irrimediabilmente caffè.
***
Alcuni anni fa, una folla di oltre ventimila persone si trovava sulle gradinate della Plaza de Toros di Madrid per assistere alla prima esibizione, nella capitale spagnola, di un torero di Santiago de Compostela che aveva fatto molto parlare di sé per la sua audacia e la sua eleganza nel torear, e che aveva da poco conseguito il titolo di matador.
Quando il toro fece il suo ingresso nell'arena, accompagnato dall'urlo della folla, il torero gli si fece incontro per la fase preliminare, nella quale si utilizza un panno molto più pesante e grande della famosa muleta, un panno chiamato capote. La folla si azzittì; il torero si avvicinò sempre di più all'animale, con passo disinvolto, e quando fu a pochi passi dalla sua mole nera e lucente, lasciò cadere il capote sulla sabbia; fu allora che i ventimila spettatori videro che il torero di Santiago teneva nella mano destra una grossa foglia di lattuga, che diede da mangiare al toro, vincendolo.

Quando lo arrestarono per turbamento dell'ordine pubblico, e gli chiesero perché avesse voluto dar da mangiare la lattuga al toro che avrebbe dovuto uccidere, il torero rispose che purtroppo non era riuscito a nascondere una vacca dietro al capote, e si era dovuto rassegnare a quel contentino. Gli animalisti, in visibilio, elessero il torero di Santiago a nuovo campione dell'amore per gli animali, e rapidamente il nome del torero con la lattuga fece il giro del mondo. Infine, venne organizzata una conferenza stampa animalista a Londra, il cui ospite d'onore era proprio il torero di Santiago, il quale si presentò alla conferenza con un sacco di tela in una mano e un grosso coltello nell'altra.
Dopo le celebrazioni e le presentazioni, venne chiamato a parlare il torero della lattuga.
Il torero si fece avanti con il suo sacco di tela, lo aprì e ne tirò fuori una gallina viva e molto allarmata, la costrinse sul tavolo e, con un colpo secco del coltello, la decapitò, dopodiché ne liberò tra gli animalisti inorriditi il cadavere alato e senza testa.
***
Guardè che fiorelin,
Vn fiorelin d'amore.

Rabu, Juli 2

Comunicazioni relative al restauro del prototipo AP/9910 e alla decifrazione del disegno BRU.23

La prima notizia riguarda la decifrazione della sigla AP/9910. Uno dei più giovani collaboratori di Brusek, ricordando la passione dell'ingegnere per la letteratura religiosa, ha avuto l'idea di andare a spulciare il testo della Bibbia, trovando scritto, in Apocalisse, 9, 9-10 (vale a dire, appunto, Ap. 9,9-10): "Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come il rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all'assalto. Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi." E' vero che questa descrizione di fatto riguarda delle cavallette, ma il dettaglio degli scorpioni e della coda avvelenata è del tutto pertinente, e lascia credere che l'intuizione dell'allievo di Brusek sia corretta.
A prima vista, la decifrazione del nome del prototipo potrà apparire del tutto inutile per il restauro del prototipo stesso; in realtà, non è escluso che Brusek tra le sue carte abbia disseminato, nella stessa maniera, informazioni tecniche più preziose. Per questo motivo il laboratorio richiede l'acquisto di dodici copie del Corano e di altrettante delle Upanishad: infatti (naturalmente, sempre che l'ipotesi sulla sigla AP/9910 sia corretta) è verosimile che Brusek abbia utilizzato più di un testo sacro per criptare le informazioni.

Dai resti dell'esplosione, risulta che l'accensione di AP/9910 fosse affidata ad un meccanismo a molla, simile a quello dei soldatini di latta. Da giovane, prima di venire reclutato nei nostri laboratori, l'ingegner Brusek aveva lavorato nell'industria dei giocattoli, e dettagli come quello del meccanismo a molla derivano certo da questa sua esperienza giovanile. D'altra parte, Brusek sosteneva che (citiamo il testo di un suo intervento alla Facoltà di Fisica di Losanna) "rendere le armi simili ai giocattoli può indurre nel soldato che le utilizza un'inconscia regressione all'infanzia, e la conseguente convinzione che la battaglia sia una specie di gioco; ritengo che un soldato in uno stato mentale come questo possa combattere con più entusiasmo e serenità. La sensazione di giocare cancella da un lato i timori, dall'altro i rimorsi."

Il meccanismo a molla serve semplicemente a far muovere le zampette di AP/9910 per i primi sessanta secondi, in modo da lasciare il tempo di allontanarsi a chi lo ha azionato; trascorso il primo minuto, gli ingranaggi azionano due microbatterie, che hanno un'autonomia di cinque mesi (ulteriore indizio della correttezza dell'ipotesi riguardante i versetti dell'Apocalisse); tuttavia, e questa è una circostanza decisamente singolare (né gli appunti di Brusek lasciano dubbi a riguardo), AP/9910 è dotato di un congegno di autodistruzione, collegato ad una carica di esplosivo al plastico collocata sotto la pancia dell'insetto: tale congegno entra in funzione a soli cinque giorni dall'accensione di AP/9910. Tutt'oggi, non siamo ancora riusciti a venire a capo del perché un'arma con un'autonomia di cinque mesi sia stata progettata per diventare una bomba al plastico dopo cinque giorni. In ogni caso, il congegno di autodistruzione è il motivo per cui non disponiamo di un prototipo intero, ma solo di frammenti. La distruzione del prototipo AP/9910, in altre parole, non è stata un'incidente: Brusek (cosa che, come si vedrà, è stata dopotutto un bene) l'aveva prevista fin dall'inizio.

Le funzionalità di AP/9910 sono descritte in modo sommario nelle pagine che vanno da 4 recto a 5 verso del taccuino n. 11 di Brusek: "La convinzione di avere a che fare con un insetto di specie sconosciuta, rende particolarmente vulnerabile la vittima dell'attacco di un AP/9910. Inizialmente, la vittima cercherà di scacciare AP/9910 a manate, come se fosse una vespa; proverà ad attendere il momento in cui AP/9910 si posi, per farlo a pezzi sotto lo scarpone o per catturarlo con un bicchiere e delle fotografie; allo scopo di rendere l'apparenza di AP/9910 ancora più fragile, ho previsto per la parte centrale del corpo uno spessore di un solo millimetro, cosicché quando è in volo un AP/9910 può ricordare un imenottero.
AP/9910 è dotato di una serie di aghi e di svariati metri di filo, compresso dentro la parte posteriore. Durante l'attacco, AP/9910 si aggrappa saldamente ai vestiti o, nel caso i vestiti siano assenti, alla viva pelle della vittima, intessendovi rapidamente una specie di nido. Per aggrapparsi al corpo o alle vesti della vittima AP/9910 utilizza le chele e alcuni piccoli arpioni di legno, intagliati in maniera da rompersi non appena si siano conficcati sotto la pelle della vittima. E' possibile preparare tali arpioni con una sostanza velenosa, in modo da infettare il corpo della vittima."

Il dettaglio del bicchiere e delle fotografie per catturare l'insetto risulta non del tutto comprensibile. Riguardo il veleno per gli arpioni, il laboratorio chimico aveva ricevuto alcune direttive da Brusek, per la verità piuttosto vaghe. Dalla descrizione delle funzionalità di AP/9910, comunque, si direbbe che Brusek avesse in mente un'arma di tipo semibatteriologico (tra l'altro, sembra che la bocca dell'insetto, simile alla tromba di un cavalluccio marino, sia stata prevista per rilasciare del tossico), progettata allo scopo di seminare panico nelle trincee. Dalle testimonianze dei suoi più stretti collaboratori, pare che l'ingegnere avesse iniziato a studiare anche la possiblità di creare alveari di AP/9910 (di questi alveari, non restano che sommari scarabocchi, raffiguranti delle specie di grosse matrioske a molla) probabilmente allo scopo di rinforzare nel nemico la convinzione di dover fronteggiare un essere vivente, ovvero, un essere indifferente alle sorti della guerra.

Il difetto del prototipo che ha ucciso l'ingegner Brusek è, probabilmente, da ricercare in un qualche errore di software nell'intelligenza artificiale dell'insetto. E' probabile che, allo scopo di rendere il comportamento di AP/9910 il più possibile analogo a quello di un insetto (a questo scopo, sappiamo che aveva studiato a fondo le abitudini delle mantidi religiose e degli scorpioni) Brusek abbia inserito un numero eccessivo di parametri variabili, determinando un'eccessiva instabilità nelle reazioni del prototipo. E' da questo punto di vista che il congegno di autodistruzione, pur avendo danneggiato gravemente l'edificio in cui si trovava il laboratorio, si è rivelato, come si diceva, un'idea provvidenziale: i danni che una popolazione di AP/9910 difettosi avrebbe potuto produrre nello spazio di cinque mesi, infatti, sono incalcolabili.
Proprio in considerazione delle potenzialità distruttive di AP/9910, la nostra équipe si sta adoperando con la massima energia per il restauro di una nuova serie di prototipi AP/9910, privi del congegno di autodistruzione e dotati di un software più solido del primo prototipo. Le analisi dei frammenti e degli appunti di Brusek stanno già dando risultati molto promettenti, e confidiamo di poter consegnare un nuovo prototipo AP/9910 entro l'aprile prossimo. Pertanto chiediamo il rinnovo dei finanziamenti fino al 23 aprile 19....

Per quanto riguarda la decifrazione del disegno BRU.23, invece, lo schizzo risulta troppo vago per poter essere considerato utile come progetto per la produzione di un nuovo prototipo. In ogni caso, sembra che anche qui si tratti di un'arma, ovvero della parte di un'arma.
Ancora una volta, si tratterebbe di un finto giocattolo: lo schizzo infatti riguarda un congegno rassomigliante un pezzo degli scacchi, per la precisione il cavallo; non sappiamo se Brusek avesse previsto solo questo pezzo o non piuttosto un'intera scacchiera, né è chiaro quali fossero i movimenti e le strategie offensive di questo finto pezzo degli scacchi; pertanto, a meno che dai taccuini dell'ingegnere non escano nuove informazioni, pensiamo che questa seconda arma dovrà rimanere un semplice abbozzo.

Per quanto tali considerazioni siano del tutto inutili in un'ottica di produzione, l'affetto per Brusek, che qui al laboratorio è ancora vivissimo, ci spinge a concludere questa comunicazione sottolineando come il disegno BRU.23 sia un lavoro di straordinaria qualità e precisione, tenuto conto che si tratta di un disegno a mano libera. Non esitiamo a paragonare questo schizzo ai disegni delle macchine da guerra di Leonardo, con le quali BRU.23 non condivide soltanto il pregio artistico, ma anche la condanna a non poter più essere utile per nessuna guerra.