I racconti delle fate
Lo chiamano "demone" per via della forma dell'antenna, una sorta di doppia ala scheletrica e trasparente; naturalmente, non è un vero e proprio demone: deve piuttosto appartenere a una specie estinta di gigantesco insetto preistorico. Non è ancora stato accertato se il "demone" sia effettivamente vivo, o se la sua attività sia da imputare a un qualche fenomeno radiomagnetico legato alla decomposizione dell'esoscheletro. Certo è che ad ogni trasmissione un frammento dell'ala del demone si sbriciola e scivola via, come un soffio di polline.
"Trasmissione n. 1. Il brusio degli uccelli scende come rivoli; i rivoli scendono sottoterra fino a diventare i tentacoli e le radici di un gigantesco ragno vegetale sdraiato contro le rovine."
Tremando e sbriciolandosi nel vento dell'alba, le ali captano ogni giorno una serie di comunicazioni, che vengono codificate attraverso una specie di occhio parlante conficcato nella nuca del "demone".
Ogni mattina, una fetta di pubblico sempre più larga si sintonizza sulla stazione del "demone"; tuttavia, quasi nessuno fa veramente caso a quello che viene detto durante la trasmissione: sono quasi tutte frasi prive di senso; ciò che è davvero piacevole, e che determina il crescente successo della trasmissione radiofonica, è l'inflessione di voce del "demone": bassa, gracchiante, materna.
"T. n. 2. La raccomandazione per tutti i partecipanti è: tenere bene aperti gli occhi, con tutte le forze - e le forze sono ormai poche - per riuscire a sorprendere il serpente ovvero lo sciame di serpenti sottili che oscillano orribilmente nel vuoto. Dovete fare così: pensate alla linea che ondeggia davanti a voi (potete immaginarla come un filo di ragnatela che si vede appena) fino a che... Mapp! il cielo si aprirà in due come un sipario lacero, e i serpenti inizieranno a scendere."
Spesso le trasmissioni del "demone" innescano delle vivide immagini oniriche, che di norma si manifestano la notte seguente all'ascolto della puntata; sono stati registrati anche casi di brevi stati allucinatori durante l'ascolto. Esistono studi, o meglio embrioni di studi, secondo i quali le trasmissioni del "demone" sarebbero il primo tentativo per l'istituzione di un ufficio straordinario di polizia per il controllo onirico e la repressione psicopatologica.
"T. n. 3. Non è stato possibile evitarlo: le ali, di un materiale simile alle unghie, sono state conficcate nella viva carne dei lombi.
T. n. 4. La bicicletta è intrappolata di là; in questo momento sta esplorando le pareti della sua nuova prigione. Dato che è cieca, va spesso a sbattere contro le pareti; si sente il campanello che tintinna a ogni urto, come facevano le vecchie macchine da scrivere. A volte cade per terra e resta lì con le ruote che girano a vuoto: fanno un rumore come di molti scarafaggi che camminano insieme. Poi, piano piano, aiutandosi con i pedali, la prigioniera si rimette in equilibrio."
La trasmissione si chiama "I racconti delle fate". Abbastanza stranamente, il nome si è imposto al pubblico da sé, senza nessuna pubblicità, nessun annuncio. Semplicemente, ad un certo punto la gente ha cominciato a chiamare così le trasmissioni del "demone". Nessuno sa spiegare con chiarezza il motivo di quel titolo.
"T. n. 5. Trasformare un ranocchio in principe o un principe in ranocchio è un'operazione tutt'altro che semplice, e che naturalmente non ha nulla a che vedere con la magia, bensì con antiche abilità artigianali di tradizione esoterica. Le potenti famiglie del passato, che di quando in quando avevano bisogno di queste trasformazioni per le loro manovre di potere, ne hanno dato, con l'aiuto dei poeti, una versione edulcorata, ma di fatto si tratta di metamorfosi che richiedono molta determinazione e molta crudeltà. Per trasformare un ranocchio in uomo occorre intrappolare l'animale in uno speciale telaio flessibile dotato di mantici dentro i quali galleggiano particelle di carne tritata. Anche se la trasformazione viene condotta a regola d'arte, il risultato è del tutto deprimente: il ranocchio, dopo il trattamento, non è in grado di compiere alcun movimento, dato che tutte le giunture nervose sono state allungate oltre misura per ottenere delle dimensioni vagamente umane. Si ha un bel daffare a vestirlo con abiti di gala e ricoprirlo di cosmetici: ormai troppo rarefatto, la salute irrimediabilmente compromessa, nel breve spazio che va dai festeggiamenti per l'incoronazione all'insediamento ufficiale della corte il ranocchio si asciuga come una medusa al sole, finché sul trono non resta più che un mantello azzurro tutto impiastricciato.
La trasformazione di un principe in un ranocchio è, se possibile, ancora più disgustosa: bisogna legare il principe al letto e, per circa un mese, fargli delle iniezioni, lungo tutto il corpo, di una speciale sostanza che produce una marcescenza delle ossa. Poi, par le moyen d'une petite canule, gli si risucchia l'impiastro di carne e ossa che si è creato, avendo cura di danneggiare il meno possibile gli organi vitali. Alla fine del trattamento, il principe sarà diventato una specie di grossa tartaruga. A questo punto, andrà pressato sotto alte pile di libri, ed essiccato fino a raggiungere le dimensioni desiderate. Se poi nuove circostanze politiche rendessero necessario restituire al finto ranocchio le dimensioni di un principe, si procederà come con un normale ranocchio, con il telaio e i mantici. Naturalmente, le ossa del cranio, per via delle iniezioni, ormai si saranno mescolate con il cervello dell'uomo ranocchio, creando una pasta dura e spugnosa: pertanto l'uomo ranocchio sarà completamente invalido.
In una delle sale del Prado riservate alle alte cariche, si possono ammirare alcuni schizzi di Goya che ritraggono un uomo ranocchio ottenuto durante una congiura per assassinare Carlo III. La carne verdastra dell'uomo ranocchio, priva del sostegno delle ossa (e per di più sottoposta alle temibili temperature dello sguardo di Goya), sembra crollare su se stessa come una collina terrosa. In tutti gli schizzi, il volto dell'uomo ranocchio è coperto da una maschera di cartone mezzo stracciata a forma di chitarra. Nello schizzo forse più riuscito, l'uomo ranocchio tiene in mano una gabbietta di fili d'erba al cui interno è stato intrappolato un grillo."
"Trasmissione n. 1. Il brusio degli uccelli scende come rivoli; i rivoli scendono sottoterra fino a diventare i tentacoli e le radici di un gigantesco ragno vegetale sdraiato contro le rovine."
Tremando e sbriciolandosi nel vento dell'alba, le ali captano ogni giorno una serie di comunicazioni, che vengono codificate attraverso una specie di occhio parlante conficcato nella nuca del "demone".
Ogni mattina, una fetta di pubblico sempre più larga si sintonizza sulla stazione del "demone"; tuttavia, quasi nessuno fa veramente caso a quello che viene detto durante la trasmissione: sono quasi tutte frasi prive di senso; ciò che è davvero piacevole, e che determina il crescente successo della trasmissione radiofonica, è l'inflessione di voce del "demone": bassa, gracchiante, materna.
"T. n. 2. La raccomandazione per tutti i partecipanti è: tenere bene aperti gli occhi, con tutte le forze - e le forze sono ormai poche - per riuscire a sorprendere il serpente ovvero lo sciame di serpenti sottili che oscillano orribilmente nel vuoto. Dovete fare così: pensate alla linea che ondeggia davanti a voi (potete immaginarla come un filo di ragnatela che si vede appena) fino a che... Mapp! il cielo si aprirà in due come un sipario lacero, e i serpenti inizieranno a scendere."
Spesso le trasmissioni del "demone" innescano delle vivide immagini oniriche, che di norma si manifestano la notte seguente all'ascolto della puntata; sono stati registrati anche casi di brevi stati allucinatori durante l'ascolto. Esistono studi, o meglio embrioni di studi, secondo i quali le trasmissioni del "demone" sarebbero il primo tentativo per l'istituzione di un ufficio straordinario di polizia per il controllo onirico e la repressione psicopatologica.
"T. n. 3. Non è stato possibile evitarlo: le ali, di un materiale simile alle unghie, sono state conficcate nella viva carne dei lombi.
T. n. 4. La bicicletta è intrappolata di là; in questo momento sta esplorando le pareti della sua nuova prigione. Dato che è cieca, va spesso a sbattere contro le pareti; si sente il campanello che tintinna a ogni urto, come facevano le vecchie macchine da scrivere. A volte cade per terra e resta lì con le ruote che girano a vuoto: fanno un rumore come di molti scarafaggi che camminano insieme. Poi, piano piano, aiutandosi con i pedali, la prigioniera si rimette in equilibrio."
La trasmissione si chiama "I racconti delle fate". Abbastanza stranamente, il nome si è imposto al pubblico da sé, senza nessuna pubblicità, nessun annuncio. Semplicemente, ad un certo punto la gente ha cominciato a chiamare così le trasmissioni del "demone". Nessuno sa spiegare con chiarezza il motivo di quel titolo.
"T. n. 5. Trasformare un ranocchio in principe o un principe in ranocchio è un'operazione tutt'altro che semplice, e che naturalmente non ha nulla a che vedere con la magia, bensì con antiche abilità artigianali di tradizione esoterica. Le potenti famiglie del passato, che di quando in quando avevano bisogno di queste trasformazioni per le loro manovre di potere, ne hanno dato, con l'aiuto dei poeti, una versione edulcorata, ma di fatto si tratta di metamorfosi che richiedono molta determinazione e molta crudeltà. Per trasformare un ranocchio in uomo occorre intrappolare l'animale in uno speciale telaio flessibile dotato di mantici dentro i quali galleggiano particelle di carne tritata. Anche se la trasformazione viene condotta a regola d'arte, il risultato è del tutto deprimente: il ranocchio, dopo il trattamento, non è in grado di compiere alcun movimento, dato che tutte le giunture nervose sono state allungate oltre misura per ottenere delle dimensioni vagamente umane. Si ha un bel daffare a vestirlo con abiti di gala e ricoprirlo di cosmetici: ormai troppo rarefatto, la salute irrimediabilmente compromessa, nel breve spazio che va dai festeggiamenti per l'incoronazione all'insediamento ufficiale della corte il ranocchio si asciuga come una medusa al sole, finché sul trono non resta più che un mantello azzurro tutto impiastricciato.
La trasformazione di un principe in un ranocchio è, se possibile, ancora più disgustosa: bisogna legare il principe al letto e, per circa un mese, fargli delle iniezioni, lungo tutto il corpo, di una speciale sostanza che produce una marcescenza delle ossa. Poi, par le moyen d'une petite canule, gli si risucchia l'impiastro di carne e ossa che si è creato, avendo cura di danneggiare il meno possibile gli organi vitali. Alla fine del trattamento, il principe sarà diventato una specie di grossa tartaruga. A questo punto, andrà pressato sotto alte pile di libri, ed essiccato fino a raggiungere le dimensioni desiderate. Se poi nuove circostanze politiche rendessero necessario restituire al finto ranocchio le dimensioni di un principe, si procederà come con un normale ranocchio, con il telaio e i mantici. Naturalmente, le ossa del cranio, per via delle iniezioni, ormai si saranno mescolate con il cervello dell'uomo ranocchio, creando una pasta dura e spugnosa: pertanto l'uomo ranocchio sarà completamente invalido.
In una delle sale del Prado riservate alle alte cariche, si possono ammirare alcuni schizzi di Goya che ritraggono un uomo ranocchio ottenuto durante una congiura per assassinare Carlo III. La carne verdastra dell'uomo ranocchio, priva del sostegno delle ossa (e per di più sottoposta alle temibili temperature dello sguardo di Goya), sembra crollare su se stessa come una collina terrosa. In tutti gli schizzi, il volto dell'uomo ranocchio è coperto da una maschera di cartone mezzo stracciata a forma di chitarra. Nello schizzo forse più riuscito, l'uomo ranocchio tiene in mano una gabbietta di fili d'erba al cui interno è stato intrappolato un grillo."