Sabtu, Maret 7

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(untuk bobboti)
Escono dal lago di notte. I loro movimenti e le loro voci sono molto sgradevoli. Non si sa quale sia la loro vita sott'acqua. Nessuno li ha mai visti nuotare, e del resto sono pochissimi quelli che si arrischiano a fare immersioni. L'acqua del lago, a causa di certe alghe che la infestano, è praticamente nera, e la visibilità è ridottissima, anche durante il giorno. Basterebbe fare un tuffo, anche in piena estate, per ritrovarsi in un'oscurità quasi assoluta; ma in ogni caso nessuno si tuffa; quasi nessuno viene al lago per fare il bagno. I più vengono solamente per vedere il lago, e per poter raccontare di aver passato la notte nel paese dei "cani".

Quando c'è vento, il riflesso del sole si sbriciola sulle onde nere del lago, e è come vedere la notte dietro una tenda; quando non c'è vento e l'acqua è ferma, i bambini si divertono a centrare il riflesso del disco solare con dei sassi, e allora ancora una volta sembra che il sole si frantumi in migliaia di stelle.
Qui esistono leggende molto belle che parlano dell'origine del mondo. Ci sono persone che vengono anche da molto lontano per studiarle, con i quaderni e i microfoni, e quasi sempre i libri che scrivono dopo aver ascoltato le leggende hanno sulla copertina un bambino che tira un sasso nel lago.

Li chiamano "cani" solo perché ricordano molto da vicino dei levrieri borzoi, ma in effetti è difficile che siano davvero dei cani; anzi, il pensiero che possano essere davvero dei cani è, a pensarci bene, più spaventoso dell'esistenza stessa dei "cani".

Nessuno è mai riuscito a esaminare il cadavere di un "cane": i "cani" che non riescono a tornare nel lago prima dell'alba, o quelli che vengono uccisi, in poco tempo diventano una specie di pozza scura, come meduse abbandonate sulla sabbia; gli abitanti del paese chiamano le pozze scure "ombre della vedova", ma quando chiedono se ci sono leggende anche su queste pozze, gli studiosi vengono allontanati in malo modo, e così i libri sulle "ombre della vedova" sono molto rari, e non hanno foto sulla copertina.

Nel paese è stato istituito un corpo speciale di polizia che ha l'unico incarico di uccidere i "cani". Uccidere i "cani" non è un compito semplice, anche se farli avvicinare abbastanza da poterli colpire è piuttosto facile. Sono attratti dalla luce delle candele, perciò è sufficiente accendere un lumicino e metterlo accanto alla finestra a mo' di esca; poi, quando sono abbastanza vicini bisogna colpirli con un bastone sulla nuca, ed è qui che viene il difficile. Il difficile è sorprendere i "cani". Colpirli, è difficile. I loro movimenti (chi li ha visti ed è sopravvissuto, ne rimane come perseguitato, ed immancabilmente si arruola nella polizia per lo sterminio dei "cani") i loro movimenti devono avere natura ipnotica, e alla sola vista intorpidiscono, come un liquore o una droga.
Forse ancora più sconvolgente è la tecnica di mimetizzazione dei "cani". Sono capaci (qualunque cosa possa voler dire la parola "capace" in casi come questo) sono capaci di imitare le costellazioni, con il luccicore dei loro corpi neri e bagnati, e così li si confonde con il cielo. Ecco allora che può capitare che un cacciatore di "cani", appostato dietro il lumicino in attesa della vittima, convinto di fissare la luna lontana, scopra, dopo un movimento casuale della bestia, che la falce gialla è in realtà la pupilla del "cane", ormai vicinissimo e, a quel punto, impossibile da fermare.