I cieli immensi cantano
Comunicato n. 235
Sulle prime, abbiamo pensato che fosse un nuovo tipo di arma, o meglio di armatura, e quindi abbiamo abbattuto i primi a cannonate. Non è stato difficile, però è stato un errore, perché non erano né nemici né tantomeno soldati, almeno non in senso stretto.
La colpa di tutto è, tanto per cambiare, dei poeti e dei pittori. A dar retta agli uni, a guardare i cosiddetti capolavori degli altri, uno finisce col farsi un'idea quasi sempre sbagliata delle cose, in particolare delle cose che non ha mai visto, e così può succedere che dopo, quando uno le cose se le trova davanti per davvero, e per riconoscerle ha solo le istruzioni dei poeti e dei pittori, che Dio li cancelli, in realtà non le riconosce per niente, ogni volta che le cose le si vede per davvero non si sa se è più la delusione o lo spavento, da tanto sono differenti dalle poesie e dai quadri, e se poi si aggiunge che si è in guerra, e che in guerra le cose si osservano quasi sempre da dietro un mirino, è facile immaginare come possa partire un colpo di troppo.
Nessuno ci aveva parlato delle lunghe aste che, attaccate dietro la schiena, sorreggono gli angeli, nessuno ci aveva spiegato chiaramente quanto veloci siano, e quanto possa apparire minaccioso il loro volare in formazione, in spirali sempre più strette e rapide; nessuno, soprattutto, ci aveva descritto la loro voce e il suo effetto terrificante. A onor del vero, bisogna dire che le loro voci sono davvero impossibili da descrivere, quindi per una volta diamo pure ragione ai poeti, ma almeno del loro effetto avrebbero dovuto avvisarci, specialmente ora che siamo in guerra, esistono apposta i bollettini, i telegrammi, le staffette, persino i passaparola, quando ogni altra linea di comunicazione è interrotta dal nemico; bastava un semplice avviso, nella forma più banale possibile, privo di poesia, è tanto difficile fare a meno della poesia, una volta tanto? "Attenzione, a tutte le forze schierate: gli angeli volano in formazione, molto velocemente, sorretti da lunghissime aste che si perdono in cielo; le aste, muovendosi, vibrano in modo da emettere un rombo simile a quello dei bombardieri; le voci degli angeli sono difficili da descrivere, si sappia però che hanno un volume molto alto e che in genere risultano spaventose. Attenzione: gli angeli non sono attualmente schierati con nessuno dei due eserciti. Non sono da considerare bersagli." Bastava dire così, e nessun angelo sarebbe stato abbattuto.
Fortunatamente, gli angeli superstiti non si sono vendicati; si sono limitati a proseguire nella loro discesa fino a toccare terra. Da parte nostra, avevamo cessato il fuoco non appena avevamo visto il modo di cadere dei primi di loro, le penne arruffate, le ali sanguinanti.
Dopo essere atterrati, gli angeli sono stati fatti prigionieri (è la prassi) e condotti verso la tenda del capitano, dove ci sono state alcune spiegazioni. Sono creature molto docili e, considerate le circostanze, estremamente tolleranti; quasi quasi erano loro a scusarsi con noi. Si rendevano ben conto di come per noi la vista di uno di loro potesse risultare spaventosa, così hanno detto, e capivano perfettamente che i tempi non erano dei più facili; sapevano bene come i poeti e i pittori avessero passato sotto silenzio le aste che li sorreggevano (sembrano un po' come quei cavalli di legno delle giostre); erano assolutamente consci di come il loro volo fosse, tutto considerato, una violazione del nostro spazio aereo. In breve, ci siamo trovati tanto d'accordo che hanno deciso di rimanere a vivere con noi.
Comunicato n. 236
Le cose in cielo sono molto diverse da come le si immagina. Gli angeli hanno cercato di descrivercele, ma usano frasi talmente lunghe ed elaborate che di solito finiamo per addormentarci o per essere chiamati dai superiori per altri incarichi, prima che finiscano. Sul motivo che li ha spinti a scendere dal cielo (una cosa che non capitava da chissà quanto tempo) hanno mantenuto un riserbo imbarazzato. Naturalmente, è qualcosa che ha a che fare con il buon Dio, ma non siamo proprio riusciti a capire quale sia la missione di cui questi angeli sono incaricati; a giudicare dalla loro reticenza, dev'essere o una cosa estremamente importante o, viceversa, una cosa talmente stupida da aver vergogna a rivelarla. Noi dell'esercito sappiamo bene come vanno certe faccende.
I soldati, si sa, sono soldati: una delle prime cose che gli uomini hanno voluto vedere è come è fatto un angelo lì sotto. Non sono servite, naturalmente, parole: approfittando della loro bontà e mitezza, ne abbiamo immobilizzato uno tenendolo con le gambe ben divaricate, e abbiamo sollevato la veste. Questa volta i poeti hanno visto giusto: lì sotto non c'è proprio niente, a parte una minuscola fessura nel punto dove gli uomini hanno l'ano. Non come delle vere e proprie natiche: ricorda più il segno che divide in due le albicocche o le prugne.
Comunicato n. 237
Le armi che gli angeli hanno costruito per noi sono infantili, ma proprio per questo il nemico le sottovaluta, fino a quando non è troppo tardi. L'ultima arma che hanno costruito sono gli arcobaleni di ferro, che si sono dimostrati una difesa antiaerea incredibilmente efficace. Il terreno di battaglia è nero di sangue. Gli angeli lo sorvegliano dall'alto, e quando qualcuno dei nemici tenta di avvicinarsi scendono su di lui, girando soavemente in cerchio, lo sollevano per centinaia di metri e lo lasciano cadere, oppure, lì a mezz'aria, lo tirano per le braccia e le gambe in quattro direzioni opposte, fino a squartarlo.
Hanno chiesto di vedere i nostri armamenti. Naturalmente, il nostro orgoglio erano le testate atomiche, ma gli angeli le hanno degnate appena di uno sguardo, chiamandole "pance di bambola". Hanno chiesto di vedere le nostre spade, e quando gli abbiamo detto che, eccettuate quelle per i ricevimenti e le parate, non avevamo spade, ci hanno guardato con compassione, ovvero con disprezzo. Abbiamo provato a spiegargli che, se venissero fatte cadere tutte le testate atomiche, non ci sarebbe più bisogno di alcuna spada, perché sarebbe qualcosa come la fine del mondo. "La fine del mondo", ci hanno risposto, punti sul vivo, "la fine del mondo verrà quando cadranno tutte le spade, le vostre come le nostre, e non certo quando cadranno le pance delle bambole. Non si tratta di energia. La fine del mondo non ha nulla a che fare con l'energia, e ciò che è stato tirato fuori dalla terra non può distruggerla, se ci cade sopra di nuovo. Per costruire tutte le vostre bombe, avete utilizzato una certa quantità di energia. Questa energia è, necessariamente, superiore all'energia stessa contenuta nelle bombe. Quindi, se le bombe contengono davvero energia sufficiente per far finire il mondo, è evidente che in realtà il mondo deve essere già finito. Ma allora il mondo è finito da sempre. Vedete bene dunque che l'energia non c'entra. La fine del mondo è nella caduta delle spade."
Non abbiamo capito queste parole; abbiamo provato a consultare una bibbia, e non abbiamo trovato niente del genere; osservando gli uomini fatti a pezzi dai nostri alleati celesti, gli arcobaleni di ferro contro cui esplodono gli aerei nemici, e le altre armi che ci hanno regalato, così simili a grossi giocattoli, immaginando la caduta delle spade dal cielo, non ci sentiamo più così sicuri; forse i poeti e i pittori, per una volta, hanno avuto ragione? insomma, cominciamo a dubitare che i nostri angeli siano davvero degli angeli.
Tuttavia, nonostante questi timori, abbiamo deciso di tenerli con noi. E' la guerra.
Sulle prime, abbiamo pensato che fosse un nuovo tipo di arma, o meglio di armatura, e quindi abbiamo abbattuto i primi a cannonate. Non è stato difficile, però è stato un errore, perché non erano né nemici né tantomeno soldati, almeno non in senso stretto.
La colpa di tutto è, tanto per cambiare, dei poeti e dei pittori. A dar retta agli uni, a guardare i cosiddetti capolavori degli altri, uno finisce col farsi un'idea quasi sempre sbagliata delle cose, in particolare delle cose che non ha mai visto, e così può succedere che dopo, quando uno le cose se le trova davanti per davvero, e per riconoscerle ha solo le istruzioni dei poeti e dei pittori, che Dio li cancelli, in realtà non le riconosce per niente, ogni volta che le cose le si vede per davvero non si sa se è più la delusione o lo spavento, da tanto sono differenti dalle poesie e dai quadri, e se poi si aggiunge che si è in guerra, e che in guerra le cose si osservano quasi sempre da dietro un mirino, è facile immaginare come possa partire un colpo di troppo.
Nessuno ci aveva parlato delle lunghe aste che, attaccate dietro la schiena, sorreggono gli angeli, nessuno ci aveva spiegato chiaramente quanto veloci siano, e quanto possa apparire minaccioso il loro volare in formazione, in spirali sempre più strette e rapide; nessuno, soprattutto, ci aveva descritto la loro voce e il suo effetto terrificante. A onor del vero, bisogna dire che le loro voci sono davvero impossibili da descrivere, quindi per una volta diamo pure ragione ai poeti, ma almeno del loro effetto avrebbero dovuto avvisarci, specialmente ora che siamo in guerra, esistono apposta i bollettini, i telegrammi, le staffette, persino i passaparola, quando ogni altra linea di comunicazione è interrotta dal nemico; bastava un semplice avviso, nella forma più banale possibile, privo di poesia, è tanto difficile fare a meno della poesia, una volta tanto? "Attenzione, a tutte le forze schierate: gli angeli volano in formazione, molto velocemente, sorretti da lunghissime aste che si perdono in cielo; le aste, muovendosi, vibrano in modo da emettere un rombo simile a quello dei bombardieri; le voci degli angeli sono difficili da descrivere, si sappia però che hanno un volume molto alto e che in genere risultano spaventose. Attenzione: gli angeli non sono attualmente schierati con nessuno dei due eserciti. Non sono da considerare bersagli." Bastava dire così, e nessun angelo sarebbe stato abbattuto.
Fortunatamente, gli angeli superstiti non si sono vendicati; si sono limitati a proseguire nella loro discesa fino a toccare terra. Da parte nostra, avevamo cessato il fuoco non appena avevamo visto il modo di cadere dei primi di loro, le penne arruffate, le ali sanguinanti.
Dopo essere atterrati, gli angeli sono stati fatti prigionieri (è la prassi) e condotti verso la tenda del capitano, dove ci sono state alcune spiegazioni. Sono creature molto docili e, considerate le circostanze, estremamente tolleranti; quasi quasi erano loro a scusarsi con noi. Si rendevano ben conto di come per noi la vista di uno di loro potesse risultare spaventosa, così hanno detto, e capivano perfettamente che i tempi non erano dei più facili; sapevano bene come i poeti e i pittori avessero passato sotto silenzio le aste che li sorreggevano (sembrano un po' come quei cavalli di legno delle giostre); erano assolutamente consci di come il loro volo fosse, tutto considerato, una violazione del nostro spazio aereo. In breve, ci siamo trovati tanto d'accordo che hanno deciso di rimanere a vivere con noi.
Comunicato n. 236
Le cose in cielo sono molto diverse da come le si immagina. Gli angeli hanno cercato di descrivercele, ma usano frasi talmente lunghe ed elaborate che di solito finiamo per addormentarci o per essere chiamati dai superiori per altri incarichi, prima che finiscano. Sul motivo che li ha spinti a scendere dal cielo (una cosa che non capitava da chissà quanto tempo) hanno mantenuto un riserbo imbarazzato. Naturalmente, è qualcosa che ha a che fare con il buon Dio, ma non siamo proprio riusciti a capire quale sia la missione di cui questi angeli sono incaricati; a giudicare dalla loro reticenza, dev'essere o una cosa estremamente importante o, viceversa, una cosa talmente stupida da aver vergogna a rivelarla. Noi dell'esercito sappiamo bene come vanno certe faccende.
I soldati, si sa, sono soldati: una delle prime cose che gli uomini hanno voluto vedere è come è fatto un angelo lì sotto. Non sono servite, naturalmente, parole: approfittando della loro bontà e mitezza, ne abbiamo immobilizzato uno tenendolo con le gambe ben divaricate, e abbiamo sollevato la veste. Questa volta i poeti hanno visto giusto: lì sotto non c'è proprio niente, a parte una minuscola fessura nel punto dove gli uomini hanno l'ano. Non come delle vere e proprie natiche: ricorda più il segno che divide in due le albicocche o le prugne.
Comunicato n. 237
Le armi che gli angeli hanno costruito per noi sono infantili, ma proprio per questo il nemico le sottovaluta, fino a quando non è troppo tardi. L'ultima arma che hanno costruito sono gli arcobaleni di ferro, che si sono dimostrati una difesa antiaerea incredibilmente efficace. Il terreno di battaglia è nero di sangue. Gli angeli lo sorvegliano dall'alto, e quando qualcuno dei nemici tenta di avvicinarsi scendono su di lui, girando soavemente in cerchio, lo sollevano per centinaia di metri e lo lasciano cadere, oppure, lì a mezz'aria, lo tirano per le braccia e le gambe in quattro direzioni opposte, fino a squartarlo.
Hanno chiesto di vedere i nostri armamenti. Naturalmente, il nostro orgoglio erano le testate atomiche, ma gli angeli le hanno degnate appena di uno sguardo, chiamandole "pance di bambola". Hanno chiesto di vedere le nostre spade, e quando gli abbiamo detto che, eccettuate quelle per i ricevimenti e le parate, non avevamo spade, ci hanno guardato con compassione, ovvero con disprezzo. Abbiamo provato a spiegargli che, se venissero fatte cadere tutte le testate atomiche, non ci sarebbe più bisogno di alcuna spada, perché sarebbe qualcosa come la fine del mondo. "La fine del mondo", ci hanno risposto, punti sul vivo, "la fine del mondo verrà quando cadranno tutte le spade, le vostre come le nostre, e non certo quando cadranno le pance delle bambole. Non si tratta di energia. La fine del mondo non ha nulla a che fare con l'energia, e ciò che è stato tirato fuori dalla terra non può distruggerla, se ci cade sopra di nuovo. Per costruire tutte le vostre bombe, avete utilizzato una certa quantità di energia. Questa energia è, necessariamente, superiore all'energia stessa contenuta nelle bombe. Quindi, se le bombe contengono davvero energia sufficiente per far finire il mondo, è evidente che in realtà il mondo deve essere già finito. Ma allora il mondo è finito da sempre. Vedete bene dunque che l'energia non c'entra. La fine del mondo è nella caduta delle spade."
Non abbiamo capito queste parole; abbiamo provato a consultare una bibbia, e non abbiamo trovato niente del genere; osservando gli uomini fatti a pezzi dai nostri alleati celesti, gli arcobaleni di ferro contro cui esplodono gli aerei nemici, e le altre armi che ci hanno regalato, così simili a grossi giocattoli, immaginando la caduta delle spade dal cielo, non ci sentiamo più così sicuri; forse i poeti e i pittori, per una volta, hanno avuto ragione? insomma, cominciamo a dubitare che i nostri angeli siano davvero degli angeli.
Tuttavia, nonostante questi timori, abbiamo deciso di tenerli con noi. E' la guerra.