Rabu, Januari 31, 2018

D'après le Livre de Job (1,7; 2,2)

untuk Kawanan Burung Layang-Layang
Arrivando da est, il paese appare parassitizzato dal corpo di una fabbrica di cemento che si eradica dai tetti perquisendoli come un artiglio preistorico. A un primo sguardo la chiesa nella piazzetta del paese si direbbe dedicata al solito san Giorgio, finché non ci si accorge che il mostro inchiodato al vertice del timpano non è un drago ma il diavolo stesso, accoccolato ai piedi dell’arcangelo su una rotonda ala di pipistrello, il mento contro il gomito spappolato dal sole in una posa quasi sensuale, il sorriso dell’arcangelo la crepa nera di un’estasi inattesa. Inchiodami Michele oh inchiodami con le tue ali di fuoco. La nascita dell’inferno.
Più avanti, separati dal corpo dell’edificio, altri due angeli magagnati dalla luce mostrano l’ingresso con pose da ballerine del circo quando il sipario si apre sulla gabbia delle pantere. Al centro della facciata, sopra un Padreterno che sembra uscire come una sirena da un ventaglio di sciabole, la testa di un amorino morto vomita arabeschi e festoni.
Il terrificante Settecento veneto. I violini di Vivaldi come un’inarginabile infezione cerebrale.
In paese non c’è nessuno se non nell’unico ristorante, che è pieno. Quattro vecchietti si scambiano monosillabi che li fanno sbollire in fischi di ilarità, teiere sfiatate. Foto di matrimoni. Conchita e Piercesare; Renza e Teseo; Rosa e Cosimo. Piercesare sembra uno spettro emerso dal pozzo alle loro spalle per devastare Conchita con una vita d’amore. Una quarta sposa, Letizia, sfoggia uno sfrontato abito rosso pomodoro in faccia al suo Gualtiero, semicancellato dall’ombra di alberi invisibili. Pressoché tutte le portate contengono del raperonzolo, emblema vegetale del paese. Si sono tutti riuniti nel salone del ristorante per mangiare la loro erba araldica e fischiarsi risate e carezze sotto il tavolo.
Ogni casa del paese ha due ali: l’ala abitata e l’ala abbandonata. Ogni casa lascia cadere accanto a sé un rudere come un serpente che sta cambiando la pelle. Ma in alcune case le parti abbandonate costituiscono il corpo maggiore... sportelli di ferro con oblò rettangolari che ricordano dei forni, quasi in origine il paese non servisse per farci abitare gli uomini ma per farne qualcos’altro di terrificante e innominabile che continua a perseguitare i pochi, tra quelli che vivono qui, che ancora sono convinti di esserne gli abitanti.
L’ultimo rudere si trova accanto al cimitero. All’ingresso, buttata in terra, una lapide con parole ridicole, scolpite come all’impronta, sull’onda di una commozione resa folle da un pantano di aggettivi e carezze contro il corpo del morto, i suoi occhi neri vagamente strabici e i baffoni a forma di stronzo secco, da western muto. Tenerissimo laborioso integerrimo. Sposo padre desideratissimo. Schiene di antichi mostri greci balenano occhiate nere sotto il pelo di pozze termali abbandonate e fredde. Perché la lapide è stata gettata così, la casa abbandonata? Legato al portone, un pozzo: pietrificazione del cane del morto, incapace di credere alla bontà del diuturno soffrire, unico rimasto a sciogliersi in un’allegoria del pianto e della fedeltà.
Durante l’estate, il mezzogiorno squartato dalle cicale, i bambini si imbambolano sul pozzo, allungano le punte delle dita verso la corda che scende nel nero,

Aqua del can
Del can del morto
Ose dei can
Dei can ch’è muorti

fino a che non credono di sentir salire dal fondo guaiti così tenui che per poterli contenere il pozzo dovrebbe sprofondare sotto di loro per centinaia di chilometri.
L’acqua non è buona, il pozzo si allunga e si allunga.
Poi qualcosa, forse una rana o magari un uccello rimasto intrappolato, striscia contro il fondo, nel fango, la corda trema e i bambini scappano verso gli angeli dissanguati dal loro incantesimo.

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